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Questo spazio vuole essere un’opportunità educativa, attraverso le discussioni sui temi e sui valori che il film porta in gioco, confrontandovi con i punti di vista che esso propone; vuole offrirvi un luogo di socializzazione, dove imparare a parlare, ad esprimervi, ad aiutarvi in modo adeguato circa le vostre osservazioni; vuole essere un’occasione per costruire cultura nell’incontro fra voi e con l’opera dei registi.
Il prof
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Ecco il film che useremo in classe come esempio.
Il prof
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Questa è la griglia che dovrete seguire per la recensione del vostro film, buon lavoro a tutti!
Il Prof.
Titolo
Titolo originale
Anno di produzione
Autore - regista
- autore del testo letterario da cui è tratto il film (se esiste)
- autore della sceneggiatura
- autore delle musiche
- direttore della fotografia
- produttore
Attori principali
Soggetto - breve riassunto della trama
Sceneggiatura - ambiente e tempo in cui si svolge l’azione
- personaggi e loro funzioni
Inquadratura - indicare i tipi di inquadratura prevalentemente utilizzati
Colonna sonora – descrivere la colonna sonora e i rumori di fondo
Messaggio – quale messaggio ha voluto comunicare il regista
Giudizio - quali sono le mie impressioni
Per chi scegliesse di lavorare su film italiani potete trovare alcuni spunti su questo sito.
Forse non tutti sanno che il cinema è nato più di cento anni fa, per opera dei fratelli Lumière, che avevano brevettato un nuovo apparecchio chiamato “cinematografo”. Questa macchina era in grado di proiettare sullo schermo immagini in movimento, e grande fu lo sconcerto dei primi spettatori quando videro un treno in corsa che avanzava verso di loro!
Il cinema divenne ben presto un’attrazione che attirava folle numerose, così sorsero le prime sale cinematografiche, che contenevano anche mille posti.
I primi film erano documentari di vita quotidiana, ma presto si realizzarono film basati su storie d’invenzione, come “Il viaggio sulla luna” di Georges Méliés del 1902, che prendeva spunto da un romanzo di Jules Verne. Come vedete era già nata la fantascienza…
Tra il 1907 e il 1910, un sobborgo di Los Angeles chiamato Hollywood divenne la più famosa zona di insediamento per i set cinematografici.
I primi film erano muti, accompagnati da un musicista che suonava dal vivo nella sala. Il sonoro si diffuse in America negli anni ‘20 e in Europa negli anni’30.Il grande regista Charlie Chaplin, ad esempio, aveva diretto molti film muti come “Il monello” del 1921
In Italia le prime pellicole furono girate nel 1904 e già nel 1908 erano sorte case cinematografiche a Torino, Milano, Firenze, Napoli. Nel 1937, in piena epoca fascista, Mussolini inaugurò vicino a Roma Cinecittà, che doveva diventare la Hollywood italiana: lì infatti si trovavano i set e tutto ciò che serviva per girare un filn. Cinecittà esiste ed è in funzione ancora oggi .
Dopo la seconda guerra mondiale il cinema italiano ebbe un grande sviluppo con la stagione del Neorealismo: registi famosi crearono film basandosi sulla realtà dell’Italia distrutta dalla guerra. I più famosi sono: “Roma città aperta” e “Paisà” di Roberto Rossellini (1945), “Ladri di biciclette” e “Sciuscià” di Vittorio de Sica (‘46 e ‘48).
Negli anni sessanta, anni di boom economico, grandi registi narrarono le trasformazioni del nostro paese. Molto famoso è “La dolce vita” di Federico Fellini, uno dei maggiori registi italiani. In questo periodo nacque anche la commedia all’italiana, un genere leggero che ritrae i vizi e le virtù dei nostri connazionali. Questo genere che prese avvio con “I soliti ignoti” di Mario Monicelli, portò alla fama grandi attori come Totò, Alberto Sordi, Sofia Loren.
Negli ultimi decenni il cinema italiano, anche se spesso è ritenuto in crisi, ha comunque prodotto film di grande valore, che sono stati premiati anche all’estero. Hanno vinto il premio Oscar come miglior film straniero “Nuovo Cinema Paradiso” di Tornatore (‘88), “Mediterraneo” di Salvatores (‘91), “La vita è bella” di Benigni, che ne ha vinti tre, e “L’ultimo imperatore” di Bernardo Bertolucci addirittura nove!
Titolo: Una storia vera
Titolo originale: A straight story Il titolo originale è più efficace in quanto straight ha una sfumatura di significato diverso da vera e inoltre gioca con il nome del protagonista della storia che è Alvin Straight
Anno di produzione: 1999
Autori regista: David Linch
musiche: Angelo Badalamenti
scrittori: Joan Roach, Mary Sweeny
direttore della fotografia: Freddy Frencis
scenografia: Jack Fisk
Attori principali Richard Farnsworth
Sissy Spacek
Harry Dean Stanton
Soggetto il 73enne Alvin Straight (Richard Farnsworth) conduce un’esistenza serena insieme con la propria figlia Rosie (Sissy Spacek), quando una sera viene avvertito da una telefonata: suo fratello Lyle (Harry Dean Stanton), con il quale non ha rapporti da diversi anni, ha avuto un infarto e non sta affatto bene. Alvin decide così di andarlo a trovare ma, dato che non ha più la patente, intraprende il viaggio a bordo di una lenta motofalciatrice.
Sceneggiatura Il filma documenta il lungo viaggio negli USA (500 km su una falciatrice) da Laurens (Iowa – Usa) a Mount Zion (Wisconsin)
Inquadratura Il regista predilige inquadrature ampie con grandi panoramiche della campagna americana. I colori ricordano alcuni quadri del pittore americano Edward Hopper. La telecamera segue il viaggio del protagonista pedissequamente, non preoccupandosi di creare lunghi momenti in cui l’unica azione è l’andare lento della falciatrice.
Colonna sonora Le musiche hanno un ruolo fondamentale nel film. In tutti i momenti del viaggio in cui non accade nulla, parte una musica che accompagna tutto il viaggio e che ritorna continuamente solo interrotta dai cambiamenti di scena.
Messaggio I significati di questo film sono molteplici: innanzitutto il valore del tempo, che non è speso invano (anche se così sembra) se l’orizzonte e la meta sono chiari. Poi il valore della famiglia: in uno degli episodi più interessanti il protagonista incontra una ragazza incinta scappata di casa, che riesce a convincere a tornare dai suoi cari. Infine il contrasto tra la vecchiaia anagrafica dei protagonisti e la loro vivacità e voglia di vivere.
Giudizio Il film riesce molto bene a comunicare il suo messaggio. Pur uscendo infatti da quelli che sono i canoni del film americano di azione (velocità, effetti speciali, grandi ideali e grandi battaglie) riesce comunque a tenere incollati gli spettatori e a condurre il loro sguardo nel profondo del cuore del protagonista e della vicenda narrata.
Alunno 1
Titolo Forrest Gump
Titolo originale Forrest Gump
Anno di produzione 1994
Nazione USA
Durata 142 minuti
Genere drammatico
Regia Robert Zemeckis
Tratto da romanzo omonimo di Winston Groom
Sceneggiatura Eric Roth
Musiche Alan Silvestri
Fotografia Don Burgess
Produzione Paramount Pictures
Attori principali Tom Hanks Forrest Gump
Robin Wright Penn Jenny Curran
Gary Sinise Dan Tylor
Mykelti Williamson Benyamin Buford Blue “Bubba”
Sally Field la madre di Forrest
Trama Seduto sulla panchina ad un bus-stop di Savannah, Forrest Gump ricorda la sua infanzia di bimbo con problemi mentali ( un quoziente intellettivo inferiore alla media Q.I.75) e fisici, solo la mamma lo accetta per quello che è ed è decisa a fare qualsiasi cosa purchè suo figlio non sia discriminato. Forrest, tuttavia, è deriso dagli altri scolari, inseguito e preso a sassate, ma ha dalla sua l’amicizia, destinata a durare per sempre, della piccola Jenny e la capacità di correre veloce come il vento. «Corri, Forrest, corri», sarà lei a incitarlo, per fuggire a tre compagni violenti, a correre, liberando così le gambe dalla protesi. Forrest continuerà a corre così forte che la squadra di football si accorgerà di non potere fare a meno di lui. Ecco dunque, nonostante l’handicap mentale, che si aprono le porte del college e, subito dopo la laurea, quelle dell’esercito. Anni Sessanta, il Vietnam: sotto il fuoco dei vietcong nasce l’amicizia con il nero Bubba, pescatore di gamberetti. Tornato da eroe, Forrest – che nel frattempo è diventato un supercampione di pingpong, tanto da capitanare la squadra USA nella Cina di Mao – raccoglie l’eredità dell’amico morto in guerra: acquista una barca e si lancia nella nuova attività, aiutato da un altro reduce, il capitano Dan, mutilato delle gambe. Diventeranno miliardari, ma la saga non è ancora finita. Dall’altalenante rapporto con l’inquieta Jenny, infatti nascerà un figlio, Forrest Gump jr:, i due si sposeranno, ma Jenny, malata di AIDS morirà assistita amorosamente dal marito, che si dedicherà al figlio, un figlio normale, anzi intelligentissimo….
Il film non può non suscitare forti emozioni nello spettatore che passa di continuo dalla commozione al divertimento, un film sull’amore (il lunghissimo ed a lungo non corrisposto sentimento di Forrest per Jenny, sua compagna di scuola), sull’amicizia (quella che lo lega saldamente al tenente Dan), sul sentirsi uguali in un mondo che tende a discriminare chi è “diverso”. Forrest Gump è l’eroe “tonto” in un mondo eternamente crudele. Le sue armi sono la semplicità e la bontà. Vive i suoi successi alla giornata, è ovunque si fa la Storia, al fianco di Kennedy, Johnson, Nixon o John Lennon, sfiorando gli ultimi decenni del secolo XX, senza darsene pena. Il film è il racconto di un puro sulla storia, sul progresso e sulla vanità dell’esssere umano.
La fotografia presenta agli occhi dello spettatore poetici affreschi dell’America, immagini molto accattivanti e quindi efficaci; il film è un vero ”concentrato” di effetti speciali: gli incontri di Gump con JFK, per esempio , sono stati ottenuti incastrando vecchi e nuovi filmati, quest’ultimi girati con le stese luci, lo stesso tipo di pellicola, persino le stesse imperfezioni presenti nel materiale d’archivio.
In sottofondo poi, ad accompagnare lo spettatore lungo tutta la storia di Forrest, c’è una bellissima colonna sonora che segue fedelmente lo scorrere degli anni, e raggiunge il culmine nella struggente melodia finale.
Note
6 Premi Oscar nel 1994: Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Attore Tom Hanks, Miglior Sceneggiatura Non Originale, Miglior Montaggio, Migliori Effetti Speciali Visivi.
Alunno2
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Titolo “Nuovo Cinema Paradiso”
Anno di produzione 1988
Autore - regista: Giuseppe Tornatore
- – autore della sceneggiatura: Giuseppe Tornatore
- - autore delle musiche: Ennio Morricone
- -direttore della fotografia:Blasco Giurato
Attori principali - Philippe Noiret (Alffredo), Salvatore Cascio (Totò), Jacques Perrin(Salvatore adulto)
Soggetto Totò è un bambino povero che vive con la sorella e la madre in attesa che il padre ritorni dalla Russia. Affascinato dal cinematografo, tenta invano di assistere di nascosto alle proiezioni e di rubare qualche spezzone tagliato dal proiezionista Alfredo. Questi è un uomo di buon cuore, e Totò lo inizia a frequentare spesso, nonostante sua madre non sia d’accordo.Una sera poiché il cinema è stato chiuso, Alfredo e Totò decidono di proiettare un film sul muro esterno di una casa. Una distrazione dell’uomo è la causa di un incendio che improvvisamente si propaga all’interno della cabina di proiezione; Totò riesce a salvare l’amico, ma questi perde la vista. Salvatore, diventato adolescente, conosce Elena, una studentessa ricca, e se ne innamora, ma la famiglia della ragazza li ostacola e decide di trasferirsi nel continente.Alfredo gli consiglia di abbandonare per sempre la Sicilia e di andare a Roma. Lì Salvatore diventa un regista ricco e famoso, ma scontento della sua vita. Alla fine decide di partire per la Sicilia per assistere al funerale di Alfredo e alla demolizione del “Nuovo cinema Paradiso”.
Sceneggiatura La vicenda si svolge in un paesino della Sicilia dopo la seconda guerra mondiale. I personaggi principali sono:
- Alfredo, che proietta i film e fa da padre al piccolo Totò
- Totò, un bambino appassionato di cinema, molto furbo e birichino, che poi cresce e diventa adolescente e adulto
- la madre di Totò
- Elena, la ragazza di cui Totò si innamora
- il parroco del paese che censura i film
Messaggio – Questo film è una dichiarazione d’amore per il cinema, che permette di sognare anche quando la realtà è dura
Giudizio - Penso che sia un film molto bello, all’inizio la vicenda è raccontata con vivacità mentre verso la fine prevale la malinconia per il tempo che passa e cancella ciò che resta del passato.
Alunno 1
Titolo originale Grbavica Regia Jasmila Zbanic Origine Austria/Croazia/Bosnia Erzegovina, 2006 Durata 90’ Distribuzione Istituto Luce Recensione La guerra nei Balcani è terminata da circa dieci anni: a Sarajevo la vita continua. Esma, con la figlia dodicenne Sara, abita nel quartiere denominato Grbavica. Non ha marito, fatica a sbarcare il lunario, ma la sua vita è dignitosa, la casa modesta ma decorosa. Il problema nasce quando Sara, in procinto di partire per una gita scolastica, chiede alla mamma il certificato di morte del padre, necessario per ottenere l’esenzione dalle spese del viaggio. Esma infatti ha sempre detto a Sara che il padre è stato un martire della guerra… La donna tenta di procrastinare la consegna della documentazione. Decide di pagare interamente la retta e per questo accetta di lavorare in un sordido nightclub. Ma le pressanti richieste di Sara, dovute anche a frasi allusive che alcune compagne di scuola le lanciano contro con malcelata crudeltà, portano Esma a dover affrontare la realtà: Sara è il frutto di una brutale violenza subita da alcuni soldati serbi. Un’amara verità che Esma avrebbe voluto tacere alla figlia per sempre, dalla quale pensava di doverla proteggere. Il film è un racconto essenziale, ruvido, bruciante. Il sentimento che unisce e divide questa madre e la sua unica figlia è denso di sfumature e contraddizioni. Esma è sfibrata dalla stanchezza per l’impegno e la dedizione profusi, sfiorata da inconfessabili lampi di risentimento per una creatura dipendente in tutto e per tutto da lei, tentata dal desiderio di venir meno alle proprie responsabilità, resa muta dalla vergogna per queste pulsioni giudicate negative. E nello stesso tempo è una madre che ama visceralmente la propria creatura. Da parte sua a figlia adolescente ama e odia, alterna la voglia di nascondersi ancora nel ventre materno in cerca di sicurezza e calore al piacere del distacco, alla sfida per l’autonomia, al desiderio di ferire per mettere alla prova la resistenza e la tenuta del sentimento materno. Grbavica è un quartiere di Sarajevo. Strade, case, negozi, bar, passanti frettolosi. La Sarajevo descritta nel film è una città che dopo i traumi della guerra civile, terminata nel 1995, e quaranta anni di egualitarismo comunista, si apre all’Occidente, con il rischio di sposare acriticamente i miti consumistici e l’idolatria del denaro. La traccia avvelenata della lotta fratricida che ha ammorbato quei luoghi si nasconde nelle ultime macerie abbandonate e non ancora rimosse, nei mattoni sbrecciati e forati dai proiettili di edifici non ancora ricostruiti. Un dolore e un’abiezione pietrificati e sospesi nell’aria. Un odio “etnico” mai sopito e alimentato dalla mancata risoluzione dei problemi profondi alla base del conflitto. Nel film la città rimessa a nuovo nasconde al suo interno un orribile segreto: un edificio “maledetto”, ormai solo uno scheletro di cemento, che era stato luogo di torture, processi sommari, esecuzioni. Un luogo simbolo. La regista ripercorre con la cinepresa i corridoi spogli di questa superficie maledetta e la sua visione coincide con lo sguardo dell’adolescente Sara e del suo compagno di scuola Saimir, dimostrando che anche un luogo funereo può diventare la scenografia dove ambientare la nascita e il manifestarsi di un primo, acerbo sentimento d’amore… Al dolore individuale, o di gruppo, si può sopravvivere non fuggendolo, ma vivendolo fino in fondo. I ragazzi di questo nuovo millennio possono trovare dentro di sé la forza per affrontare con coraggio qualunque prova, qualunque verità. La forza nasce dal confronto con adulti solidi e amorevoli. Sara ha Esma. Il desiderio di assoluto dell’adolescente Sara, il bisogno di sapere e di capire si scontrano con la ritrosia di Esma. La donna è convinta di proteggere sua figlia dal dolore tacendole una verità che lei ritiene spaventosa. Ma le bugie e i sotterfugi inquinano il loro rapporto. Sara appare disorientata, diventa sempre più aggressiva e sospettosa. La regista afferma con forza che la verità per quanto lacerante è sempre meno logorante ecrudele della sua negazione. Trovare dentro di sé il coraggio di dar voce ai ricordi può essere l’inizio di una cura. La sequenza iniziale del film è una carrellata su corpi contratti, gli sguardi in macchina, di donne smarrite che di tanto in tanto si lasciano sfuggire risate isteriche, lacrime silenziose, parole sussurrate gonfie di vergogna, frammenti di vite bruciate dall’arroganza della guerra. Tra loro c’è Esma, chiusa in un mutismo ostinato… Alcune donne, a Sarajevo, vittime in tempo di guerra di maltrattamenti e violenze, nella realtà e nella finzione scenica seguono un percorso di riabilitazione con la guida di una psicologa, riunendosi periodicamente per uscire dall’isolamento e condividere la propria sofferenza: ricevono anche un piccolo sussidio economico, un sollievo per molte di loro che, gravemente provate nel corpo e nella psiche, non sono in grado di trovare un lavoro stabile o di svolgere mestieri per i quali si erano formate, come accade anche a Esma, che aveva dovuto abbandonare bruscamente gli studi universitari…. Quella serbo-bosniaca è stata una guerra davvero feroce perché fratricida: serbi, croati e bosniaci da sempre vicini di casa, compagni di scuola, di lavoro, uniti da non rari matrimoni misti, si sono ritrovati su fronti contrapposti, cristiani e mussulmani divisi per motivi politici, economici e religiosi, vecchi rancori, desiderio di autonomia e indipendenza. Ragioni e follie, crudeltà, ferocia, furia omicida. E come in tutte le guerre le principali vittime sono stati i bambini e le donne. Lo stupro, diffuso in tutti i teatri di guerra, è stato in questi luoghi un’atroce pratica, usato per umiliare le donne, per distruggere un’intera etnia. Da quest atti di sopraffazione sono nati molti bambini, diversi dei quali – rifiutati da madri traumatizzate e incapaci di prendersi cura di loro – hanno trovato ospitalità negli orfanotrofi e sono stati dati in adozione. Ma a volte anche l’orrore può generare una bellezza così attraente da non poter essere rifiutata: è quello che è successo a Esma che, convinta dopo il parto di voler allontanare da sé il frutto dell’odio etnico, posando lo sguardo sulla propria creatura indifesa e innocente ha deciso di tenerla con sé. La donna, rifiutata per questo dalla famiglia d’origine, ha cresciuto da sola la bambina, soffocando in abiti scuri la femminilità offesa, sfuggendo gli uomini come nemici. GIUDIZIO • Il racconto è conciso, ma denso di sfumature. Narra storie personali inserendole nel quadro più ampio della “storia” ufficiale. • Nel film, con grande pudore, sono presentati e indagati sentimenti autentici e profondi: il legame madre-figlia, il primo amore, l’isolamento adolescenziale, l’amicizia al femminile, la mortificazione e il risveglio della femminilità, la paternità… • L’opera affronta temi delicati come: il dire o il tacere una verità dura, la terapia di gruppo come viatico per la riabilitazione, lo stupro etnico come feroce arma di guerra, le trasformazioni sociali dopo una guerra fratricida. Alunno4
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